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ROMA 8 LUGLIO 2009 ORE 09.30 Sala Orlando - Palazzo Confcommercio Piazza G.G. Belli 2 Roma FEDERSICUREZZA RAPPORTO 2009 un DNA in evoluzione
Il prossimo 8 luglio, a Roma dalle 9.30 alle 13.30, si svolgerà, nel Centro Congressi della Confcommercio, il più importante evento dell’anno per il settore della sicurezza complementare: il 2° Convegno annuale di presentazione del Rapporto FederSicurezza 2009 sulla Vigilanza privata italiana. L’ incontro, aperto dal Presidente della Confcommercio Carlo Sangalli e dal Presidente di FederSicurezza Luigi Gabriele, avrà i suoi punti di forza nelle relazioni istituzionali del Sottosegretario al Ministero dell’Interno Alfredo Mantovano e del Prefetto Giuseppe Linardi. Il convegno presenterà uno studio con i dati e le analisi più aggiornate sul comparto della sicurezza complementare e si avvarrà anche del contributo ufficiale di un rappresentante dell’Istat che quest’anno ha inserito - ed è la prima volta nella storia dell’Istituto Nazionale di Statistica - i servizi di vigilanza privata nel calcolo degli indici delle retribuzioni contrattuali. Un ulteriore e significativo motivo di interesse dell’evento consisterà nell’illustrazione della prima ricerca mai realizzata in Italia sull’area del facility management e dei servizi integrati. I lavori del Convegno, il cui titolo è "FederSicurezza Rapporto 2009 un DNA in evoluzione", prevedono anche l’utilizzo di innovativi strumenti multimediali e si avvarranno del coordinamento giornalistico del capo redattore del Tg La 7 Andrea Pancani. L’incontro è liberamente aperto al pubblico ma richiede una preventiva conferma della presenza dei nominativi dei partecipanti mediante l’invio di una email - al più presto possibile e comunque non oltre il 3 luglio - a federsicurezza@confcommercio.it . E’ un’occasione utile per aggiornare le proprie conoscenze tecnico-politiche, comprendere più a fondo il ruolo dei rapporti istituzionali ed ascoltare i massimi esperti del settore.
 
FederSicurezza rapporto 2009




Presentazione Rapporto FederSicurezza 2008: Realtà e scenari della Vigilanza privata italiana nel contesto europeo - Roma, 28 maggio 2008 ore 09.30
Presentazione Rapporto FederSicurezza 2008: Realtà e scenari della Vigilanza privata italiana nel scenario europeo

Roma, 28 maggio 2008 ore 09.30

Sala Orlando - Palazzo Confcommercio

Piazza G.G. Belli 2

Per vedere il programma cliccare sotto su: Convegno FederSicurezza

 
Convegno FederSicurezza




NUOVA SEDE E.BI.N.VI.P.
L'Ente Bilaterale Nazionale Vigilanza Privata ha trasferito la propria sede in Via Gaeta 23 - 00185 ROMA Tel. 064820303 * Fax 0648976060
 
Sito EBINVIP




Una delegazione governativa italiana composta da funzionari dei Ministeri dell’Interno e delle Politiche Comunitarie, ha incontrato la Commissione Europea sui problemi della Vigilanza Privata
I rappresentanti della Commissione Europea hanno apprezzato la nuova proposta di modifica del Regolamento di Attuazione del TULPS che, il 15 gennaio, è stata loro sottoposta a Bruxelles dai componenti della Delazione governativa italiana.
Si sarebbe concordato che il Ministero dell’Interno possa emanare molto rapidamente una circolare con norme di indirizzo agli Uffici territoriali del Governo nella quale anticipi i contenuti di un immediatamente successivo, nei tempi tecnici necessari, Decreto Ministeriale che, tenendo conto delle istanze europee e della sentenza dell’Alta Corte Europea, dovrebbe consentire il superamento dell’obbligo del giuramento, della tariffazione e dei vincoli provinciali.
Più diretti interventi legislativi sarebbero stati richiesti, sembra attraverso lo strumento della legge comunitaria di fine anno, al fine dell’abrogazione del comma 4 dell’art. 135 e del comma 2 dell’art. 136 del TULPS (relativi alle tabelle delle mercedi ed al potere prefettizio di revoca).

Roma 16 gennaio 2008

 
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13/12/2007 LA CORTE DI GIUSTIZIA DEL LUSSEMBURGO, IN ORDINE ALLA NOTA PROCEDURA D'INFRAZIONE DA TEMPO AVVIATA CONTRO L'ITALIA RELATIVAMENTE A VARIE DISPOSIZIONI DEL TULPS SUI SERVIZI DI VIGILANZA PRIVATA, HA EMESSO OGGI UNA SENTENZA DI CONDANNA.
Sul Sito della Corte di giustizia Europea (http://curia.europa.eu/it/actu/activites/index.htm) è stata pubblicata oggi la sentenza sulla procedura d’infrazione per i servizi di Vigilanza privata in Italia AVVISO IMPORTANTE:Le informazioni contenute in questo sito sono soggette ad una Clausola di esclusione della responsabilità e ad un avviso relativo al Copyright. SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione) 13 dicembre 2007 (*) «Inadempimento di uno Stato – Libera prestazione dei servizi – Diritto di stabilimento – Professione di operatore della vigilanza – Servizi di vigilanza privata – Giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana – Autorizzazione prefettizia – Sede operativa – Numero minimo di personale – Versamento di una cauzione – Controllo amministrativo dei prezzi dei servizi forniti» Nella causa C 465/05, avente ad oggetto un ricorso per inadempimento ai sensi dell’art. 226 CE, proposto il 23 dicembre 2005, Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. E. Traversa e dalla sig.ra E. Montaguti, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo, ricorrente, contro Repubblica italiana, rappresentata dal sig. I.M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dal sig. D. Del Gaizo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in Lussemburgo, convenuta, LA CORTE (Seconda Sezione), composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. L. Bay Larsen, K. Schiemann, J. Makarczyk (relatore) e dalla sig.ra C. Toader, giudici, avvocato generale: sig.ra J. Kokott cancelliere: sig.ra L. Hewlett, amministratore principale vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 14 giugno 2007, vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni, ha pronunciato la seguente Sentenza 1 Con il suo ricorso la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che la Repubblica italiana, avendo disposto che: – l’attività di guardia particolare possa essere esercitata solo previa prestazione di un giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana; – l’attività di vigilanza privata possa essere esercitata solamente dopo il rilascio di un’autorizzazione del Prefetto; – la suddetta autorizzazione abbia una validità territoriale limitata ed il suo rilascio sia subordinato alla considerazione del numero e dell’importanza delle imprese di vigilanza già operanti nel medesimo territorio; – le imprese di vigilanza privata debbano avere una sede operativa in ogni provincia in cui esse esercitano la propria attività; – il personale delle suddette imprese debba essere individualmente autorizzato ad esercitare attività di vigilanza; – le imprese di vigilanza privata debbano utilizzare un numero minimo e/o massimo di personale per essere autorizzate; – le imprese di vigilanza privata debbano versare una cauzione presso la locale Cassa depositi e prestiti; – i prezzi per i servizi di vigilanza privata siano fissati con autorizzazione del Prefetto nell’ambito di un determinato margine d’oscillazione, è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono ai sensi degli artt. 43 CE e 49 CE. Contesto normativo 2 L’art. 134 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (GURI n. 146 del 26 giugno 1931), così come modificato (in prosieguo: «il Testo Unico»), recita: «Senza licenza del Prefetto è vietato ad enti o privati di prestare opere di vigilanza o custodia di proprietà mobiliari od immobiliari e di eseguire investigazioni o ricerche o di raccogliere informazioni per conto di privati. Salvo il disposto dell’art. 11, la licenza non può essere conceduta alle persone che non abbiano la cittadinanza italiana ovvero di uno Stato membro dell’Unione europea o siano incapaci di obbligarsi o abbiano riportato condanna per delitto non colposo. I cittadini degli Stati membri dell’Unione europea possono conseguire la licenza per prestare opera di vigilanza o custodia di beni mobiliari o immobiliari alle stesse condizioni previste per i cittadini italiani. La licenza non può essere conceduta per operazioni che importano un esercizio di pubbliche funzioni o una menomazione della libertà individuale». 3 Ai sensi dell’art. 135, dal quarto al sesto comma, del Testo Unico: «I direttori suindicati devono (…) tenere nei locali del loro ufficio permanentemente affissa in modo visibile la tabella delle operazioni alle quali attendono, con la tariffa delle relative mercedi. Essi non possono compiere operazioni diverse da quelle indicate nella tabella o ricevere mercedi maggiori di quelle indicate nella tariffa o compiere operazioni o accettare commissioni con o da persone non munite della carta di identità o di altro documento fornito di fotografia, proveniente dall’amministrazione dello Stato. La tabella delle operazioni deve essere vidimata dal Prefetto». 4 Ai sensi del secondo comma dell’art. 136 del Testo Unico, la licenza può essere negata in considerazione del numero o della importanza degli istituti già esistenti. 5 L’art. 137 del Testo Unico prevede quanto segue: «Il rilascio della licenza è subordinato al versamento nella Cassa depositi e prestiti di una cauzione nella misura da stabilirsi dal Prefetto. (…) Il Prefetto, nel caso di inosservanza, dispone con decreto che la cauzione, in tutto o in parte, sia devoluta all’erario dello Stato. (…)». 6 L’art. 138 del Testo Unico è così formulato: «Le guardie particolari devono possedere i requisiti seguenti: 1° essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione europea; 2° avere raggiunto la maggiore età ed avere adempiuto agli obblighi di leva; 3° sapere leggere e scrivere; 4° non avere riportato condanna per delitto; 5° essere persona di ottima condotta politica e morale; 6° essere munito della carta di identità; 7° essere iscritto alla cassa nazionale delle assicurazioni sociali e a quella degli infortuni sul lavoro. La nomina delle guardie particolari deve essere approvata dal prefetto. Le guardie particolari giurate, cittadini di Stati membri dell’Unione europea, possono conseguire la licenza di porto d’armi secondo quanto stabilito dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527, e dal relativo regolamento di esecuzione, di cui al D.M. 30 ottobre 1996, n. 635 del Ministro dell’interno (…)». 7 L’art. 250 del Regio Decreto 6 maggio 1940, n. 635, recante regolamento per l’esecuzione del Testo Unico, così come modificato dall’art. 5 della legge 23 dicembre 1946, n. 478 (in prosieguo: il «regolamento di esecuzione»), dispone quanto segue: «Constatato il possesso dei requisiti prescritti dall’art. 138 della legge, il Prefetto rilascia alle guardie particolari il decreto di approvazione. Ottenuta l’approvazione, le guardie particolari prestano innanzi al Pretore giuramento con la seguente formula: “Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana ed al suo Capo, di osservare lealmente le leggi dello Stato e di adempiere le funzioni affidatemi con coscienza e diligenza e con l’unico intento di perseguire il pubblico interesse”. Il Pretore attesta, in calce al decreto del Prefetto, del prestato giuramento. La guardia particolare è ammessa all’esercizio delle sue funzioni dopo la prestazione del giuramento». 8 L’art. 252 del regolamento di esecuzione stabilisce che: «Salvo quanto disposto da leggi speciali, quando i beni, che le guardie particolari sono chiamate a custodire, siano posti nel territorio di province diverse, è necessario il decreto di approvazione da parte del Prefetto di ciascuna provincia. Il giuramento è prestato presso uno dei Pretori, nei cui mandamenti siano i beni da custodire». 9 L’art. 257 dello stesso regolamento così prevede: «La domanda per ottenere la licenza prescritta dall’art. 134 della legge deve contenere l’indicazione del Comune o dei Comuni in cui l’istituto intende svolgere la propria azione, della tariffa per le operazioni singole o per l’abbonamento, dell’organico delle guardie adibitevi, delle mercedi a queste assegnate, del turno di riposo settimanale, dei mezzi per provvedere ai soccorsi in caso di malattia, dell’orario e di tutte le modalità con cui il servizio deve essere eseguito. Alla domanda deve essere allegato il documento comprovante l’assicurazione delle guardie, tanto per gli infortuni sul lavoro che per l’invalidità e la vecchiaia. Se trattasi di istituto che intende eseguire investigazioni o ricerche per conto di privati, occorre specificare, nella domanda, anche le operazioni all’esercizio delle quali si chiede di essere autorizzati, ed allegare i documenti comprovanti la propria idoneità. L’atto di autorizzazione deve contenere le indicazioni prescritte per la domanda e l’approvazione delle tariffe, dell’organico, delle mercedi, dell’orario e dei mezzi per provvedere ai soccorsi in caso di malattia. Ogni variazione o modificazione nel funzionamento dell’istituto deve essere autorizzata dal Prefetto». 10 Per quanto riguarda gli atti amministrativi adottati in applicazione della normativa nazionale, si deve rilevare che numerose autorizzazioni dei Prefetti all’esercizio di attività di vigilanza privata stabiliscono che le imprese del ramo debbano avere un numero minimo e/o massimo di dipendenti. 11 Peraltro, da una circolare del Ministero dell’Interno risulta che le imprese non possono esercitare le loro attività al di fuori della giurisdizione di competenza della Prefettura che ha emesso il provvedimento autorizzatorio. Fase precontenziosa del procedimento 12 Con lettera di costituzione in mora del 5 aprile 2002 la Commissione ha intimato alla Repubblica italiana di presentare le proprie osservazioni sulla compatibilità della normativa nazionale di cui trattasi con libera prestazione dei servizi e la libertà di stabilimento. 13 In seguito alle risposte fornite dalla Repubblica italiana il 6 giugno 2002, la Commissione ha inviato a detto Stato membro un parere motivato il 14 dicembre 2004, invitandolo ad adottare le misure necessarie per conformarsi a tale parere entro un termine di due mesi a decorrere dalla sua notifica. Una proroga di tale termine, richiesta dalla Repubblica italiana, è stata rifiutata dalla Commissione. 14 La Commissione, non soddisfatta delle risposte fornite dalla Repubblica italiana, ha deciso di proporre il presente ricorso. Sul ricorso 15 A sostegno del suo ricorso, la Commissione deduce otto censure relative, in sostanza, ai requisiti stabiliti dalla normativa italiana per l’esercizio di un’attività di vigilanza privata in Italia. 16 In via preliminare, occorre ricordare che, se è pur vero che, in un settore non assoggettato ad un’armonizzazione completa a livello comunitario, come accade nel caso dei servizi di vigilanza privata, come del resto ammesso sia dalla Repubblica italiana sia dalla Commissione in udienza, gli Stati membri restano, in linea di principio, competenti a definire le condizioni di esercizio delle attività nel detto settore, ciò non toglie che essi devono esercitare i loro poteri nel settore medesimo nel rispetto delle libertà fondamentali garantite dal Trattato CE (v., in particolare, sentenze 26 gennaio 2006, causa C 514/03, Commissione/Spagna, Racc. pag. I 963, punto 23, e 14 dicembre 2006). 17 A tale riguardo, secondo la giurisprudenza della Corte, gli artt. 43 CE e 49 CE impongono l’abolizione delle restrizioni alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi. Devono essere considerate come tali tutte le misure che vietano, ostacolano o rendono meno attraente l’esercizio di tali libertà (v. sentenze 15 gennaio 2002, causa C 439/99, Commissione/Italia, Racc. pag. I 305, punto 22; 5 ottobre 2004, causa C 442/02, CaixaBank France, Racc. pag. I 8961, punto 11; 30 marzo 2006, causa C 451/03, Servizi Ausiliari Dottori Commercialisti, Racc. pag. I 2941, punto 31, e 26 ottobre 2006, causa C 65/05, Commissione/Grecia, Racc. pag. I 10341, punto 48). 18 La Corte ha anche dichiarato che i provvedimenti nazionali restrittivi dell’esercizio delle libertà fondamentali garantite dal Trattato devono soddisfare quattro condizioni per poter risultare giustificati: applicarsi in modo non discriminatorio, rispondere a motivi imperativi di interesse pubblico, essere idonei a garantire il conseguimento dello scopo perseguito e non andare oltre quanto necessario per il raggiungimento di questo (v. sentenze 4 luglio 2000, causa C 424/97, Haim, Racc. pag. I 5123, punto 57 e giurisprudenza ivi citata, nonché Commissione/Grecia, cit., punto 49). 19 Alla luce di tali principi si deve procedere all’esame delle censure presentate dalla Commissione. Sulla prima censura, relativa alla violazione degli artt. 43 CE e 49 CE a motivo dell’obbligo di prestare giuramento Argomenti delle parti 20 La Commissione fa valere che l’obbligo per le guardie particolari di prestare giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana, di cui all’art. 250 del regolamento di esecuzione, indirettamente basato sulla cittadinanza, costituirebbe, per gli operatori di altri Stati membri attivi nell’ambito della vigilanza privata, un ostacolo ingiustificato tanto all’esercizio del diritto di stabilimento quanto alla libera prestazione dei servizi. 21 Peraltro, secondo la Commissione, l’obbligo in parola non può essere considerato giustificato e proporzionato rispetto allo scopo perseguito, ossia, assicurare una migliore tutela dell’ordine pubblico. 22 La Repubblica italiana afferma che le attività di cui è causa, considerate dal Testo Unico, implicherebbero l’esercizio di pubblici poteri ai sensi degli artt. 45 CE e 55 CE e, di conseguenza, non rientrerebbero nel campo di applicazione delle disposizioni dei capi 2 e 3, titolo III, parte terza, del Trattato. 23 La Repubblica italiana sostiene, quindi, che le imprese attive nel settore della vigilanza privata partecipano, in numerosi casi, in modo diretto e specifico all’esercizio di pubblici poteri. 24 Essa fa valere, a tal proposito, che dette attività di vigilanza forniscono, per loro natura, un contributo rilevante alla sicurezza pubblica, ad esempio per quanto riguarda la vigilanza armata presso istituti di credito e la scorta di furgoni per il trasporto valori. 25 Lo Stato membro di cui trattasi sottolinea altresì che i verbali redatti dalle guardie particolari giurate nello svolgimento delle loro attività hanno un valore probatorio privilegiato rispetto a quello delle dichiarazioni di privati cittadini. Esso aggiunge che le guardie in parola possono procedere ad arresti in flagranza di reato. 26 In risposta a siffatta argomentazione, la Commissione sostiene che gli artt. 45 CE e 55 CE, in quanto disposizioni che derogano a libertà fondamentali, devono essere interpretati in maniera restrittiva, conformemente alla giurisprudenza della Corte. 27 Peraltro, secondo la Commissione, gli elementi prospettati dalla Repubblica italiana non sarebbero idonei a giustificare un’analisi diversa da quella che ha indotto la Corte a dichiarare, in modo costante, che le attività di sorveglianza o di vigilanza privata non costituiscono di regola una partecipazione diretta e specifica all’esercizio di pubblici poteri. 28 Indipendentemente dal richiamo dell’applicazione degli artt. 45 CE e 55 CE, la Repubblica italiana fa valere i seguenti motivi di difesa. 29 Essa sostiene che la Commissione potrebbe muovere critiche all’obbligo di prestare giuramento solo relativamente alle limitazioni che da questo obbligo deriverebbero per la libera circolazione dei lavoratori e non in base agli artt. 43 CE e 49 CE, dal momento che le guardie particolari devono necessariamente essere lavoratori subordinati. 30 Inoltre, essa fa valere che la prestazione di giuramento, che non costituisce un’operazione obiettivamente gravosa, garantisce il corretto esercizio delle delicate funzioni che le guardie sono chiamate a prestare in materia di sicurezza e che sono disciplinate da leggi dello Stato a carattere imperativo, sottolineando quindi il legame di causa ad effetto che sussisterebbe fra il giuramento ed il rafforzamento della tutela preventiva dell’ordine pubblico. Giudizio della Corte 31 Considerate le conseguenze derivanti dall’applicazione degli artt. 45 CE e 55 CE, occorre innanzitutto verificare se tali disposizioni siano effettivamente da applicare nel caso di specie. 32 Dalla giurisprudenza della Corte emerge che la deroga di cui agli artt. 45, primo comma, CE e 55 CE va limitata alle attività che, considerate di per sé, costituiscono una partecipazione diretta e specifica all’esercizio di pubblici poteri (v. sentenze 29 ottobre 1998, causa C 114/97, Commissione/Spagna, Racc. pag. I 6717, punto 35; 9 marzo 2000, causa C 355/98, Commissione/Belgio, Racc. pag. I 1221, punto 25, e 31 maggio 2001, causa C 283/99, Commissione/Italia, Racc. pag. I 4363, punto 20). 33 La Corte ha anche dichiarato che l’attività delle imprese di sorveglianza o di vigilanza privata non costituisce di regola una partecipazione diretta e specifica all’esercizio di pubblici poteri (v. citate sentenze Commissione/Belgio, punto 26, e 31 maggio 2001, Commissione/Italia, punto 20). 34 Peraltro, al punto 22 della sentenza 31 maggio 2001, Commissione/Italia, cit., la Corte ha dichiarato che la deroga prevista dall’art. 55, primo comma, del Trattato CE (divenuto art. 45, primo comma, CE) non si applicava nel caso di specie. 35 Occorre, pertanto, accertare se gli elementi presentati dalla Repubblica italiana nel ricorso in questione, alla luce della formulazione attuale del Testo Unico e del regolamento di esecuzione, possano indurre ad una valutazione della situazione in Italia diversa rispetto a quelle all’origine della giurisprudenza citata ai punti 33 e 34 della presente sentenza. 36 Secondo l’art. 134 del Testo Unico, i soggetti operanti nell’ambito della vigilanza privata si occupano, in linea di principio, di attività di vigilanza o custodia di beni mobiliari o immobiliari, di investigazioni o ricerche per conto di privati. 37 Anche se le imprese di vigilanza privata possono, come confermato dalla Repubblica italiana all’udienza, in determinate circostanze e in via eccezionale, prestare assistenza agli agenti di pubblica sicurezza, ad esempio nel settore dei trasporti di valori o partecipando alla sorveglianza di taluni luoghi pubblici, detto Stato membro non ha dimostrato che in tali circostanze si tratti di esercizio di pubblici poteri. 38 La Corte, del resto, ha già dichiarato che il mero contributo al mantenimento della pubblica sicurezza, che chiunque può essere chiamato a offrire, non costituisce un tale esercizio (v. sentenza 29 ottobre 1998, Commissione/Spagna, cit., punto 37). 39 Peraltro, l’art. 134 del Testo Unico pone un limite severo all’esercizio delle attività di sorveglianza, e cioè che queste ultime non possono mai comportare l’esercizio di pubbliche funzioni o una menomazione della libertà individuale. Le imprese di vigilanza privata non hanno dunque alcun potere coercitivo. 40 Pertanto, la Repubblica italiana non può validamente sostenere che le imprese di vigilanza privata, nell’ambito delle loro attività, effettuino operazioni di mantenimento dell’ordine pubblico, assimilabili ad un esercizio di pubblici poteri. 41 Inoltre, per quanto riguarda l’argomento relativo al valore probatorio dei verbali redatti dalle guardie particolari giurate, si deve rilevare che, come riconosciuto, del resto, dalla Repubblica italiana stessa, tali verbali non fanno pienamente fede, diversamente da quelli redatti nell’esercizio di pubbliche funzioni, segnatamente dagli agenti della polizia giudiziaria. 42 Infine, relativamente all’argomento attinente alla possibilità, per le guardie particolari giurate, di procedere ad arresti in flagranza di reato, esso era stato già avanzato dalla Repubblica italiana nella causa all’origine della citata sentenza 31 maggio 2001, Commissione/Italia. In tale occasione, la Corte, al punto 21 della sentenza pronunciata in detta causa, ha dichiarato che nella fattispecie in esame le guardie non avevano un potere maggiore di qualsiasi altro individuo. Questa conclusione va confermata nell’ambito del presente ricorso. 43 Da quanto precede risulta che in Italia, allo stato della normativa vigente, le imprese di vigilanza privata non partecipano in maniera diretta e specifica all’esercizio di pubblici poteri, in quanto le attività di vigilanza privata che esse svolgono non possono essere equiparate ai compiti attribuiti alla competenza dei servizi di pubblica sicurezza. 44 Pertanto, le deroghe di cui agli artt 45 CE e 55 CE non sono applicabili nel caso di specie. 45 Per quanto concerne, poi, specificamente i requisiti di cui all’art. 250 del regolamento di esecuzione, dalla normativa italiana risulta che, per fornire servizi di vigilanza privata, le imprese possono impiegare unicamente guardie che abbiano prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana e al Capo dello Stato, dinanzi al Prefetto, in italiano. 46 A tale proposito, benché tale norma si applichi in modo identico sia agli operatori stabiliti in Italia sia a quelli provenienti da altri Stati membri che intendono svolgere la loro attività nel territorio italiano, essa ciò non di meno costituisce per qualsiasi operatore non stabilito in Italia un ostacolo all’esercizio della sua attività in questo Stato membro che pregiudica il suo accesso al mercato. 47 Infatti, rispetto agli operatori provenienti da altri Stati membri che intendono svolgere la loro attività in Italia, quelli insediati in una provincia italiana possono disporre con maggiore facilità di personale che accetti di prestare il giuramento richiesto dalla normativa italiana. È quindi palese che siffatta promessa solenne di fedeltà alla Repubblica italiana e al Capo dello Stato, data la sua portata simbolica, sarà pronunciata più agevolmente da cittadini di tale Stato membro o da soggetti già stabiliti in detto Stato. Di conseguenza, gli operatori stranieri sono posti in una situazione svantaggiosa rispetto agli operatori italiani insediati in Italia. 48 Pertanto, il giuramento controverso, così imposto ai dipendenti delle imprese di vigilanza privata, costituisce, per gli operatori non stabiliti in Italia, un ostacolo alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi. 49 Per quanto riguarda il motivo dedotto in subordine dalla Repubblica italiana per giustificare l’ostacolo così constatato alle libertà garantite dagli artt. 43 CE e 49 CE e relativo alla tutela dell’ordine pubblico, si deve ricordare che la nozione di ordine pubblico può essere richiamata in caso di minaccia effettiva e sufficientemente grave ad uno degli interessi fondamentali della collettività. Come tutte le deroghe ad un principio fondamentale del Trattato, l’eccezione di ordine pubblico va interpretata in modo restrittivo (v. sentenza Commissione/Belgio, cit., punto 28 e giurisprudenza ivi citata). 50 Orbene, non si può ritenere che le imprese di vigilanza privata stabilite in Stati membri diversi dalla Repubblica italiana potrebbero realizzare, esercitando il loro diritto alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi e assumendo personale che non ha prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana e al Capo dello Stato, una minaccia effettiva e grave ad un interesse fondamentale della collettività. 51 Da quanto precede emerge che il requisito del giuramento che risulta dalla normativa italiana è contrario agli artt. 43 CE e 49 CE. 52 La prima censura dedotta dalla Commissione a sostegno del suo ricorso è quindi fondata. Sulla seconda censura, relativa alla violazione dell’art. 49 CE a motivo dell’obbligo di detenere una licenza con validità territoriale Argomenti delle parti 53 Secondo la Commissione, l’obbligo di ottenere una previa autorizzazione valida su una data parte del territorio italiano, di cui all’art. 134 del Testo Unico, per mere prestazioni occasionali di servizi di vigilanza privata, costituisce una restrizione alla libera prestazione dei servizi ai sensi dell’art. 49 CE. 54 Siffatte restrizioni sono giustificabili soltanto nella misura in cui esse rispondano a motivi imperativi di interesse generale e, in particolare, tale interesse generale non sia garantito dagli obblighi cui il prestatore di servizi è già soggetto nello Stato membro in cui è stabilito. 55 La Repubblica italiana fa valere, in via principale, l’applicazione delle deroghe di cui agli artt. 45 CE e 55 CE. 56 In subordine, essa sostiene che, dal momento che il settore dell’attività in questione non è armonizzato e non vige in esso alcun regime di mutuo riconoscimento, persiste il potere dell’amministrazione dello Stato membro ospitante di sottoporre ad autorizzazione interna i soggetti provenienti da altri Stati membri. 57 Infine, la Repubblica italiana aggiunge che, in ogni caso, per valutare se l’autorizzazione possa essere concessa, l’amministrazione competente tiene conto, nella sua prassi, degli obblighi cui i prestatori sono già soggetti nello Stato di origine. Giudizio della Corte 58 Secondo una giurisprudenza costante, una normativa nazionale che subordina l’esercizio di talune prestazioni di servizi sul territorio nazionale, da parte di un’impresa avente sede in un altro Stato membro, al rilascio di un’autorizzazione amministrativa costituisce una restrizione della libera prestazione dei servizi ai sensi dell’art. 49 CE (v., in particolare, sentenze 9 agosto 1994, causa C 43/93, Vander Elst, Racc. pag. I 3803, punto 15; Commissione/Belgio, cit., punto 35; 7 ottobre 2004, causa C 189/03, Commissione/Paesi Bassi, Racc. pag. I 9289, punto 17, e 18 luglio 2007, causa C 134/05, Commissione/Italia, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 23). 59 Inoltre, la limitazione dell’ambito di applicazione territoriale dell’autorizzazione che obbliga il prestatore, ai sensi dell’art. 136 del Testo Unico, a chiedere un’autorizzazione in ognuna delle province ove intende esercitare la sua attività, tenendo presente la suddivisione dell’Italia in 103 province, rende ancora più complicato l’esercizio della libera prestazione dei servizi (v., in tal senso, sentenza 21 marzo 2002, causa C 298/99, Commissione/Italia, Racc. pag. I 3129, punto 64). 60 Pertanto, una normativa quale quella in discussione nella presente causa è contraria, in via di principio, all’art. 49 CE e, di conseguenza, vietata da tale articolo, salvo essa sia giustificata da motivi imperativi d’interesse generale e a condizione, peraltro, di essere proporzionata rispetto allo scopo perseguito (v., in tal senso, sentenza 18 luglio 2007, Commissione/Italia, cit., punto 24). 61 Occorre in primo luogo rilevare che il requisito di un’autorizzazione amministrativa o di una licenza preventive per l’esercizio di un’attività di vigilanza privata appare in sé idoneo a rispondere all’esigenza di tutela dell’ordine pubblico, tenuto conto della natura specifica dell’attività di cui trattasi. 62 Tuttavia, secondo giurisprudenza costante, una restrizione può essere giustificata solo qualora l’interesse generale dedotto non sia già tutelato dalle norme cui il prestatore è assoggettato nello Stato membro in cui è stabilito (v. sentenza 26 gennaio 2006, Commissione/Spagna, cit., punto 43). 63 Non si può dunque considerare necessaria per raggiungere lo scopo perseguito una misura adottata da uno Stato membro la quale, in sostanza, si sovrappone ai controlli già effettuati nello Stato membro in cui il prestatore è stabilito. 64 Nel caso di specie, la normativa italiana, non prevedendo che, ai fini del rilascio di una licenza, si tenga conto degli obblighi ai quali il prestatore di servizi transfrontaliero è già assoggettato nello Stato membro nel quale è stabilito, eccede quanto necessario per raggiungere lo scopo perseguito dal legislatore nazionale, che è quello di garantire uno stretto controllo sulle attività di cui trattasi (v., in tal senso, sentenze Commissione/Belgio, cit., punto 38; 29 aprile 2004, causa C 171/02, Commissione/Portogallo, Racc. pag. I 5645, punto 60; Commissione/Paesi Bassi, cit., punto 18, e 18 luglio 2007, Commissione/Italia, cit. supra, punto 25). 65 Quanto all’argomento della Repubblica italiana secondo cui vigerebbe una prassi amministrativa applicando la quale, al momento della decisione circa le richieste di autorizzazione, l’autorità competente terrebbe conto degli obblighi posti dallo Stato membro di origine, si deve rilevare che non è stata fornita prova di tale prassi. In ogni caso, per giurisprudenza costante, semplici prassi amministrative, per natura modificabili a piacimento dall’amministrazione e prive di adeguata pubblicità, non possono essere considerate valido adempimento degli obblighi del Trattato (v., in particolare, sentenza Commissione/Paesi Bassi, cit., punto 19). 66 Infine, come osservato al punto 44 della presente sentenza, le deroghe di cui agli artt. 45 CE e 55 CE non sono applicabili nella fattispecie in esame. 67 Pertanto, la seconda censura, relativa alla violazione dell’art. 49 CE a motivo dell’obbligo di licenza con validità territoriale, è fondata, mancando nella normativa italiana una disposizione che imponga espressamente di prendere in considerazione i requisiti previsti nello Stato membro di stabilimento. Sulla terza censura, relativa alla violazione degli artt. 43 CE e 49 CE a motivo della territorialità della licenza e della rilevanza, ai fini del rilascio di tale licenza, del numero e dell’importanza delle imprese già operanti nel medesimo territorio 68 Come osservato al punto 59 della presente sentenza, dall’art. 136 del Testo Unico risulta che il fatto di disporre di una licenza consente di esercitare l’attività di vigilanza privata solo nel territorio per il quale essa è stata rilasciata. 69 Spetta peraltro al Prefetto valutare l’opportunità di rilasciare le licenze in considerazione del numero e dell’importanza delle imprese già attive nel territorio interessato. Argomenti delle parti 70 Secondo la Commissione le disposizioni in parola rappresentano una restrizione ingiustificata e sproporzionata della libertà di stabilimento e, per il fatto stesso della licenza, della libera prestazione dei servizi. 71 Inoltre, essa sottolinea che il Prefetto, nel valutare il rischio per l’ordine pubblico costituito dalla presenza di un numero eccessivo di imprese attive nel settore della vigilanza privata su un dato territorio, determinerebbe une situazione di incertezza giuridica per gli operatori provenienti da un altro Stato membro, aggiungendo che non è stata peraltro fornita la prova di una minaccia grave ed effettiva all’ordine e alla sicurezza pubblica. 72 La Repubblica italiana afferma che tale limitazione territoriale non è contraria all’art. 43 CE e che essa è direttamente connessa alla valutazione relativa alla tutela dell’ordine pubblico cui il Prefetto subordina il rilascio della licenza. Detta valutazione si fonderebbe necessariamente su circostanze di natura puramente territoriale, come la conoscenza della criminalità organizzata su un dato territorio. 73 Essa fa infine valere che è opportuno vegliare a che tali imprese di vigilanza privata non si sostituiscano alla pubblica autorità. Giudizio della Corte 74 La Repubblica italiana non contesta il fatto che la limitazione territoriale della licenza costituisca una restrizione sia alla libertà di stabilimento sia alla libera prestazione dei servizi, ai sensi della giurisprudenza della Corte citata al punto 17 della presente sentenza. In via principale, a sua difesa, essa richiama la tutela dell’ordine pubblico e della pubblica sicurezza, sottolineando, a tale riguardo, che l’attività di vigilanza privata deve svolgersi al riparo da infiltrazioni criminali di stampo locale. 75 Per quanto riguarda i motivi di ordine pubblico fatti valere dalla Repubblica italiana per giustificare siffatta restrizione, e alla luce della giurisprudenza costante della Corte quale ricordata al punto 49 della presente sentenza, anche ammettendo che il rischio di infiltrazioni di dette organizzazioni possa essere ritenuto esistente, la Repubblica italiana non asserisce né dimostra che il sistema delle licenze territoriali sarebbe l’unico idoneo ad eliminare tale rischio ed a garantire il mantenimento dell’ordine pubblico. 76 La Repubblica italiana non ha dimostrato che, al fine di non pregiudicare l’attuazione di un efficace controllo dell’attività di vigilanza privata, sia necessario rilasciare un’autorizzazione per ogni ambito territoriale provinciale in cui un’impresa di un altro Stato membro intende svolgere l’attività di cui trattasi a titolo della libertà di stabilimento o della libera prestazione dei servizi; va tenuto presente al riguardo che l’attività in parola, di per sé, non è tale da creare turbative per l’ordine pubblico. 77 A questo proposito, misure meno restrittive di quelle adottate dalla Repubblica italiana, ad esempio l’introduzione di controlli amministrativi regolari, potrebbero, in aggiunta al requisito di un’autorizzazione preventiva non limitata territorialmente, assicurare un risultato analogo e garantire il controllo dell’attività di vigilanza privata, in quanto l’autorizzazione in questione potrebbe essere del resto sospesa o revocata in caso di inadempienza degli obblighi incombenti alle imprese di vigilanza privata o di turbative all’ordine pubblico. 78 Infine, non può essere accolto nemmeno l’argomento secondo cui sarebbe necessario non consentire ad un numero eccessivo di imprese straniere di stabilirsi per esercitare attività di vigilanza privata o di offrire i loro servizi sul mercato italiano della vigilanza privata affinché dette imprese non si sostituiscano all’autorità di pubblica sicurezza, segnatamente in mancanza di identità fra l’attività di cui è causa e quella rientrante nell’esercizio di pubblici poteri, come esposto al punto 40 della presente sentenza. 79 Di conseguenza, le restrizioni alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi che risultano dalla normativa controversa non sono giustificate. 80 Pertanto, la terza censura, relativa alla violazione degli artt. 43 CE e 49 CE a motivo della territorialità della licenza, è fondata. Sulla quarta censura, relativa alla violazione dell’art. 49 CE a motivo dell’obbligo di avere una sede operativa in ogni provincia in cui viene esercitata l’attività di vigilanza privata 81 Dall’applicazione del Testo Unico e del regolamento di esecuzione risulta che le imprese di vigilanza privata sono tenute ad avere una sede operativa in ogni provincia in cui intendono esercitare la loro attività. Argomenti delle parti 82 La Commissione sostiene che l’obbligo menzionato è una restrizione alla libera prestazione dei servizi non giustificata da alcuna ragione imperativa di interesse generale. 83 La Repubblica italiana, che non contesta la prassi prefettizia in questione né la restrizione alla libera prestazione dei servizi che essa comporta, fa valere che l’obbligo di disporre di una tale sede operativa o di locali è diretto ad assicurare, in particolare, un ragionevole livello di prossimità fra l’area di operatività delle guardie particolari giurate e l’esercizio delle responsabilità direttive, di comando e controllo del titolare della licenza. Giudizio della Corte 84 Occorre, innanzi tutto, ricordare che, secondo costante giurisprudenza, la condizione in base alla quale un’impresa di sorveglianza deve avere la sua sede di attività nello Stato membro in cui è fornito il servizio è direttamente in contrasto con la libera prestazione dei servizi in quanto rende impossibile, in tale Stato, la prestazione di servizi da parte dei prestatori stabiliti in altri Stati membri (v., in particolare, sentenze Commissione/Belgio, cit., punto 27, nonché 18 luglio 2007, Commissione/Italia, cit., punto 43 e giurisprudenza ivi citata). 85 È pacifico che la prassi di cui trattasi nella fattispecie costituisce un ostacolo, in via di principio vietato, alla libera prestazione dei servizi garantita dall’art. 49 CE, come del resto ammesso dalla la Repubblica italiana. 86 Orbene, una tale restrizione alla libera prestazione dei servizi non può ritenersi giustificata, qualora non siano soddisfatte le condizioni ricordate al punto 18 della presente sentenza, e ciò in quanto la condizione relativa alla sede operativa eccede quanto necessario per raggiungere lo scopo perseguito, che è quello di assicurare un efficace controllo dell’attività di vigilanza privata. 87 Il controllo dell’attività di vigilanza privata, infatti, non è assolutamente condizionato dall’esistenza di una sede operativa in ogni provincia di detto Stato nell’ambito della quale le imprese intendono esercitare la loro attività a titolo della libera prestazione dei servizi. Un regime di autorizzazioni e gli obblighi che ne discendono, purché, come osservato al punto 62 della presente sentenza, le condizioni da rispettare per ottenere tale autorizzazione non si sovrappongano alle condizioni equivalenti già soddisfatte dal prestatore di servizi transfrontaliero nello Stato membro di stabilimento, sono sotto quest’aspetto sufficienti per conseguire lo scopo di controllo dell’attività di vigilanza privata (v., in tal senso, sentenza 11 marzo 2004, causa C 496/01, Commissione/Francia, Racc. pag. I 2351, punto 71). 88 Si deve quindi constatare che, obbligando i prestatori di servizi ad avere una sede operativa in ogni provincia in cui viene esercitata l’attività di vigilanza privata, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono ai sensi dell’art. 49 CE. 89 Di conseguenza, la quarta censura dev’essere accolta. Sulla quinta censura, relativa alla violazione dell’art. 49 CE a motivo dell’esigenza di autorizzazione del personale delle imprese di vigilanza privata 90 In applicazione dell’art. 138 del Testo Unico, l’esercizio dell’attività di guardia particolare giurata è soggetto ad un certo numero di requisiti. Peraltro, la nomina delle guardie giurate dev’essere approvata dal Prefetto. Argomenti delle parti 91 Secondo la Commissione, l’instaurazione di tale autorizzazione per il personale delle imprese di vigilanza privata insediate in altri Stati membri è contraria all’art. 49 CE poiché la legislazione nazionale non tiene conto dei controlli ai quali ogni guardia particolare giurata è soggetta nello Stato membro d’origine. 92 La Repubblica italiana afferma che tale censura dovrebbe essere esaminata solo sotto il profilo della libera circolazione dei lavoratori. Inoltre, essa ribadisce la difesa già prospettata in base all’art. 55 CE relativamente alla partecipazione degli interessati all’esercizio di pubblici poteri. Giudizio della Corte 93 La Corte ha già dichiarato che il requisito secondo il quale gli appartenenti al personale di un’impresa di vigilanza privata devono ottenere una nuova autorizzazione specifica nello Stato membro ospitante costituisce una restrizione non giustificata alla libera prestazione dei servizi di tali imprese ai sensi dell’art. 49 CE, in quanto non tiene conto dei controlli e delle verifiche già effettuati nello Stato membro di origine (citate sentenze Commissione/Portogallo, punto 66; Commissione/Paesi Bassi, punto 30, e 26 gennaio 2006, Commissione/Spagna, punto 55). 94 Orbene, ciò si verifica nel caso del Testo Unico. Pertanto, dal momento che l’argomento della Repubblica italiana relativo all’applicazione dell’art. 55 CE non è pertinente, come già dimostrato in precedenza, anche la quinta censura è fondata. Sulla sesta censura, relativa alla violazione degli artt. 43 CE e 49 CE a motivo della fissazione di requisiti relativi al numero dei dipendenti Argomenti delle parti 95 Secondo la Commissione, l’art. 257 del regolamento di esecuzione prevede il requisito di un numero minimo e/o massimo come organico di guardie particolari giurate per ogni impresa di vigilanza privata. 96 Essa cita, peraltro, tre autorizzazioni prefettizie, rilasciate da Prefetti di province diverse, in cui è menzionato il numero di guardie particolari assunte da imprese di vigilanza privata. 97 La Commissione ritiene che sulla gestione delle imprese di vigilanza gravi un vincolo assai pesante, poiché, da un lato, il numero esatto dei dipendenti impiegati in ciascuna sede provinciale è un elemento indefettibile della domanda di licenza e, dall’altro, ogni modifica dell’organico del personale dipendente deve essere autorizzata dal Prefetto. Un obbligo siffatto costituirebbe un ostacolo ingiustificato e sproporzionato sia all’esercizio del diritto di stabilimento sia alla libera prestazione dei servizi. 98 La Repubblica italiana fa valere che l’unico obbligo imposto dalla lettera della legge riguarda la necessità di comunicare al Prefetto la composizione dell’organico del personale dipendente, al fine di porre l’autorità di pubblica sicurezza in condizione di sapere quante persone in armi prestano servizio in un dato territorio, e ciò per l’espletamento dei necessari controlli. 99 Essa aggiunge che le autorizzazioni prefettizie, citate a titolo esemplificativo dalla Commissione, considerano solamente i dipendenti dichiarati dai responsabili stessi delle imprese di vigilanza privata e, di per sé, non impongono alcun obbligo. Giudizio della Corte 100 È pacifico che, in applicazione dell’art. 257 del regolamento di esecuzione, qualsiasi variazione o modifica nel funzionamento dell’impresa, segnatamente una modifica del numero delle guardie impiegate, deve essere comunicata al Prefetto e da questo autorizzata. L’autorizzazione prefettizia necessaria per l’esercizio dell’attività di vigilanza privata viene quindi concessa tenuto conto, in particolare, dell’organico del personale dipendente. 101 Una tale condizione può indirettamente indurre a vietare un aumento o una diminuzione del numero di persone assunte dalle imprese di vigilanza privata. 102 Detta circostanza è tale da incidere sull’accesso degli operatori stranieri al mercato italiano dei servizi di vigilanza privata. Tenuto conto, infatti, delle limitazioni così imposte al potere di organizzazione e direzione dell’operatore economico e delle relative conseguenze in termini di costi, le imprese straniere di vigilanza privata possono essere dissuase dal costituire stabilimenti secondari o filiali in Italia o dall’offrire i loro servizi sul mercato italiano. 103 Per quanto riguarda il motivo dedotto dalla Repubblica italiana per giustificare l’ostacolo alle libertà garantite dagli artt. 43 CE e 49 CE, è giocoforza constatare che l’obbligo di assoggettare ad autorizzazione del Prefetto qualsiasi modifica nel funzionamento dell’impresa non può essere immediatamente qualificato inidoneo a conseguire lo scopo ad esso attribuito di realizzare un controllo efficace sull’attività di cui trattasi (v., in tal senso, sentenza 18 luglio 2007, Commissione/Italia, cit., punto 59). 104 Tuttavia, la Repubblica italiana non ha sufficientemente dimostrato in diritto che il controllo della fissazione del numero dei dipendenti richiesto dalla legislazione in vigore è necessario per raggiungere lo scopo perseguito. 105 Di conseguenza la sesta censura dev’essere accolta. Sulla settima censura, relativa alla violazione degli artt. 43 CE e 49 CE a motivo dell’obbligo di versare una cauzione presso la Cassa depositi e prestiti 106 Ai sensi dell’art. 137 del Testo Unico, le imprese di vigilanza privata sono tenute a versare una cauzione, nella misura da stabilirsi dal Prefetto, presso la sezione della Tesoreria provinciale dello Stato, a favore della Cassa depositi e prestiti, in ciascuna provincia in cui sono autorizzate ad esercitare la loro attività. Detta cauzione è diretta a garantire il pagamento di eventuali sanzioni amministrative in caso di inosservanza delle condizioni che disciplinano il rilascio della licenza. Argomenti delle parti 107 Secondo la Commissione, tale requisito impone un onere economico supplementare alle imprese che non hanno la loro sede principale in Italia, in quanto la norma di legge italiana non tiene conto dell’eventuale identico obbligo che può già esistere nello Stato membro di origine. 108 La Repubblica italiana osserva che, non essendo l’attività di vigilanza privata soggetta ad armonizzazione comunitaria, non si può che tener conto caso per caso della possibilità che l’impresa stabilita in altro Stato membro abbia già potuto prestare nello Stato membro di origine idonee garanzie presso istituti di credito analoghi alla Cassa depositi e prestiti italiana. Giudizio della Corte 109 La Corte ha già dichiarato, in materia di vigilanza privata, che l’obbligo di provvedere ad un deposito cauzionale presso una cassa depositi e prestiti può ostacolare o scoraggiare l’esercizio della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi, ai sensi degli artt. 43 CE e 49 CE, nella misura in cui essa rende la fornitura di prestazioni di servizi o la costituzione di una filiale o di uno stabilimento secondario più onerosa per le imprese di vigilanza privata stabilite in altri Stati membri rispetto a quelle stabilite nello Stato membro di destinazione (v. sentenza 26 gennaio 2006, Commissione/Spagna, cit., punto 41). 110 Si deve osservare che, nel caso di specie, l’obbligo di versare una cauzione va adempiuto in ciascuna delle province in cui l’impresa intende esercitare la sua attività. 111 Una restrizione siffatta può essere giustificata solo in quanto l’interesse generale dedotto, vale a dire porre a disposizione delle autorità italiane somme che garantiscano l’assolvimento di tutti gli obblighi di diritto pubblico sanciti dalla dalla normativa nazionale vigente, non sia già tutelato dalle norme cui il prestatore è assoggettato nello Stato membro in cui è stabilito. 112 A tale riguardo, la normativa italiana richiede il deposito di cauzioni senza tenere conto di eventuali garanzie già prestate nello Stato membro di origine. 113 Orbene, dalle osservazioni della Repubblica italiana risulta che le autorità prefettizie competenti, nelle loro prassi, prenderebbero in considerazione, caso per caso, le cauzioni versate presso istituti di credito di altri Stati membri analoghi alla Cassa depositi e prestiti. 114 Con questa prassi, la Repubblica italiana stessa riconosce che il deposito di una nuova cauzione in ciascuna delle province in cui l’operatore, proveniente da altri Stati membri, intende esercitare la sua attività in base alla libertà di stabilimento o della libera prestazione dei servizi non è necessario per raggiungere lo scopo perseguito. 115 In tale contesto, la settima censura è fondata. Sull’ottava censura, relativa alla violazione dell’art. 49 CE a motivo dell’imposizione di un controllo amministrativo dei prezzi 116 In base all’art. 257 del regolamento di esecuzione, il Prefetto è incaricato di approvare le tariffe applicate dalle imprese a ogni prestazione di sicurezza privata. Qualsiasi modifica di tali tariffe deve essere autorizzata alle stesse condizioni. 117 Peraltro, dalla circolare del Ministero dell’Interno dell’8 novembre 1999, n. 559/C. 4770.10089. D, risulta che i Prefetti fissano una tariffa legale per ciascun tipo di servizio, nonché un’oscillazione percentuale della citata tariffa all’interno della quale ogni impresa è libera di scegliere la propria tariffa per ciascun servizio. 118 I Prefetti devono verificare che le tariffe proposte rientrino nell’ambito della citata fascia di oscillazione prima di approvarle. Nel caso in cui quest’ultima non sia osservata, i titolari delle imprese devono giustificare la fissazione di tariffe non conformi, spettando ai Prefetti accertare se le imprese possano operare su tale base. Se detta ultima condizione non può essere dimostrata in maniera inequivocabile, le tariffe non vengono approvate e, di conseguenza, la licenza non può essere rilasciata. Argomenti delle parti 119 La Commissione ritiene che tale disciplina non sia compatibile con la libera prestazione dei servizi. Considerato il controllo dei prezzi così realizzato, le tariffe praticate in Italia impedirebbero ad un prestatore di servizi stabilito in un altro Stato membro di presentarsi sul mercato italiano o di offrire i suoi servizi a prezzi più vantaggiosi di quelli praticati dai suoi concorrenti in Italia, o di proporre servizi più costosi ma ad elevato valore aggiunto, e dunque più concorrenziali. 120 Una tale disciplina costituirebbe una misura idonea ad ostacolare l’accesso al mercato dei servizi di vigilanza privata, per il fatto di impedire un’efficace concorrenza sul piano dei prezzi. 121 La Repubblica italiana fa valere che la regolamentazione controversa risulta giustificata dalla necessità di evitare la fornitura di servizi a prezzi eccessivamente bassi, che determinerebbero inevitabilmente uno scadimento del servizio, compromettendo quindi, in particolare, la tutela di interessi fondamentali riguardanti la sicurezza pubblica. Giudizio della Corte 122 Secondo una costante giurisprudenza, l’art. 49 CE osta all’applicazione di qualsiasi normativa nazionale che abbia l’effetto di rendere la prestazione di servizi tra gli Stati membri più difficile della prestazione di servizi puramente interna ad uno Stato membro (v. citata sentenza 18 luglio 2007, Commissione/Italia, punto 70). 123 Per quanto riguarda le tariffe minime obbligatorie, la Corte ha già dichiarato che una normativa che vieti in maniera assoluta di derogare convenzionalmente agli onorari minimi determinati da una tariffa forense per prestazioni che sono, al tempo stesso, di natura giudiziale e riservate agli avvocati, costituisce una restrizione della libera prestazione dei servizi prevista dall’art. 49 CE (sentenza 5 dicembre 2006, cause riunite C 94/04 e C 202/04, Cipolla e a., Racc. pag. I 11421, punto 70, e 18 luglio 2007, Commissione/Italia, cit., punto 71). 124 Nella controversia in esame, la circolare n. 559/C. 4770.10089. D, menzionata al punto 117 della presente sentenza, riconosce ai Prefetti un potere decisionale relativo alla fissazione di una tariffa di riferimento e all’approvazione delle tariffe proposte dagli operatori, con conseguente diniego dell’autorizzazione qualora le dette tariffe non siano state approvate. 125 La restrizione così apportata alla libera fissazione delle tariffe è idonea a restringere l’accesso al mercato italiano dei servizi di vigilanza privata di operatori, stabiliti in altri Stati membri, che intendano offrire i loro servizi nello Stato in questione. Tale limitazione, infatti, ha, da un lato, l’effetto di privare gli operatori in parola della possibilità di porre in essere, offrendo tariffe inferiori a quelle fissate da una tariffa imposta, una concorrenza più efficace nei confronti degli operatori economici installati stabilmente in Italia e ai quali, pertanto, risulta più facile che agli operatori economici stabiliti all’estero fidelizzare la clientela (v., in tal senso, sentenza 18 luglio 2007, Commissione/Italia, cit., punto 72 e giurisprudenza ivi citata). Dall’altro, questa stessa limitazione è idonea ad impedire ad operatori stabiliti in altri Stati membri di inserire nelle tariffe delle loro prestazioni taluni costi che non devono sopportare gli operatori stabiliti in Italia. 126 Infine, il margine d’oscillazione concesso agli operatori non è tale da compensare gli effetti della limitazione così apportata alla libera fissazione delle tariffe. 127 Si realizza pertanto una restrizione alla libera prestazione dei servizi garantita dall’art. 49 CE. 128 Per quanto riguarda i motivi dedotti dalla Repubblica italiana per giustificare la restrizione di cui trattasi, detto Stato membro non ha fornito elementi idonei a dimostrare le conseguenze positive del regime di fissazione dei prezzi né in relazione alla qualità dei servizi prestati ai consumatori, né in relazione alla sicurezza pubblica. 129 In tale contesto, occorre concludere che l’ottava censura è fondata. 130 Alla luce di quanto precede, si deve constatare che, avendo disposto, nell’ambito del Testo Unico, che: – l’attività di guardia particolare possa essere esercitata solo previa prestazione di un giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dagli artt. 43 CE e 49 CE; – l’attività di vigilanza privata possa essere esercitata dai prestatori di servizi stabiliti in un altro Stato membro solo [previo] rilascio di un’autorizzazione del Prefetto con validità territoriale, senza tenere conto degli obblighi cui tali prestatori sono già assoggettati nello Stato membro di origine, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dall’art. 49 CE; – la detta autorizzazione abbia una validità territoriale limitata ed il suo rilascio sia subordinato alla considerazione del numero e dell’importanza delle imprese di vigilanza privata già operanti nel territorio in questione, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dagli artt. 43 CE e 49 CE; – le imprese di vigilanza privata debbano avere una sede operativa in ogni provincia in cui esse esercitano la propria attività, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dall’art. 49 CE; – il personale delle suddette imprese debba essere individualmente autorizzato ad esercitare attività di vigilanza privata, senza tenere conto dei controlli e delle verifiche già effettuati nello Stato membro di origine, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dall’art. 49 CE; – le imprese di vigilanza privata debbano utilizzare un numero minimo e/o massimo di personale per essere autorizzate, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dagli artt. 43 CE e 49 CE; – le imprese di cui trattasi debbano versare una cauzione presso la Cassa depositi e prestiti, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dagli artt. 43 CE e 49 CE, e – i prezzi per i servizi di vigilanza privata siano fissati con autorizzazione del Prefetto nell’ambito di un determinato margine d’oscillazione, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dall’art. 49 CE. Sulle spese 131 Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica italiana, rimasta soccombente, deve essere condannata alle spese. Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce: 1) Avendo disposto, nell’ambito del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, così come modificato, che: – l’attività di guardia particolare possa essere esercitata solo previa prestazione di un giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dagli artt. 43 CE e 49 CE; – l’attività di vigilanza privata possa essere esercitata dai prestatori di servizi stabiliti in un altro Stato membro solo [previo] rilascio di un’autorizzazione del Prefetto con validità territoriale, senza tenere conto degli obblighi cui tali prestatori sono già assoggettati nello Stato membro di origine, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dall’art. 49 CE; – la detta autorizzazione abbia una validità territoriale limitata ed il suo rilascio sia subordinato alla considerazione del numero e dell’importanza delle imprese di vigilanza privata già operanti nel territorio in questione, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dagli artt. 43 CE e 49 CE; – le imprese di vigilanza privata debbano avere una sede operativa in ogni provincia in cui esse esercitano la propria attività, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dall’art. 49 CE; – il personale delle suddette imprese debba essere individualmente autorizzato ad esercitare attività di vigilanza privata, senza tenere conto dei controlli e delle verifiche già effettuati nello Stato membro di origine, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dall’art. 49 CE; – le imprese di vigilanza privata debbano utilizzare un numero minimo e/o massimo di personale per essere autorizzate, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dagli artt. 43 CE e 49 CE; – le imprese di cui trattasi debbano versare una cauzione presso la Cassa depositi e prestiti, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dagli artt. 43 CE e 49 CE, e – i prezzi per i servizi di vigilanza privata siano fissati con autorizzazione del Prefetto nell’ambito di un determinato margine d’oscillazione, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa derivanti dall’art. 49 CE. 2) La Repubblica italiana è condannata alle spese.
 
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Confcommercio e FederSicurezza al Ministero del Lavoro
Roma 25 ottobre 2007

Si rende noto che la Delegazione Sindacale di Confcommercio (integrata da FederSicurezza, alla quale Univ aderisce, attraverso la presenza di un proprio consulente, esperto della materia) ha incontrato nella scorsa settimana il Sottosegretario al Ministero del lavoro On. Montagnino per esaminare le problematiche connesse all'applicazione della L. 123/07 ai comparti imprenditoriali rappresentati dalla Confederazione. Si ritiene utile segnalare non soltanto la positiva opportunità che il nostro Settore ha avuto nel rappresentare in modo chiaro e diretto le proprie istanze e problematiche ma, soprattutto, evidenziare il positivo recepimento tecnico-politico espresso dal Sottosegretario stesso, nonchè dai dirigenti ministeriali presenti, nei riguardi delle articolate argomentazioni formulate da Confcommercio e FederSicurezza e riassunte in un apposito promemoria consegnato al Rappresentante del Governo. Sono state particolarmente evidenziate al Sottosegretario le problematiche della Vigilanza Privata, con particolare riferimento alle difficoltà connesse alla piena applicazione della L. 66/03 in materia di orari di lavoro, già parzialmente derogata con Decreto Interministeriale, ed al rischio di interpretazioni discrezionali e restrittive da parte degli organi territoriali di controllo in fase di prima applicazione della L. 123/07 con particolare riferimento alla possibilità di sospendere l'attività lavorativa dell'azienda in caso di violazioni in materia di orario di lavoro e riposo settimanale. Il Sottosegretario ha manifestato rassicurazioni sulla graduale applicazione "morbida" della suddetta legge, affermando chiaramente che non è volontà del Ministero assumere un atteggiamento vessatorio nei confronti delle aziende. L'incontro si è chiuso con l'impegno del Ministero del Lavoro all'emanazione a breve termine di una Circolare applicativa indirizzata agli organi territoriali per sensibilizzarli sulle problematiche evidenziate, tra l'altro, "esonerando" di fatto gli istituti di vigilanza dall'esporre il tesserino di riconoscimento così come imposto dalla L. 123/07. Si conferma oggi il positivo orientamenta degli Uffici del Ministero del lavoro, verificato in un'apposita riunione tecnica con il Settore Sindacale di Confcommercio, durante la quale sono state confermate in sede referente la validità delle osservazioni di Confcommercio e FederSicurezza, rassicurando inoltre sulla pronta redazione della citata Circolare Ministeriale che dovrebbe essere trasmessa agli uffici territoriali nel corso del prossimo mese di novembre.

 
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Ministero dell'Interno: parte bene il tavolo di confronto sulla Vigilanza Privata.
Roma 28/07/2006
Ieri, 27 luglio, il Vice Ministro dell'Interno On.le Marco Minniti, coadiuvato dal Capo di Gabinetto Dott.ssa Ferraro e dal Prefetto Dott. Cazzella, ha insediato il tavolo di confronto sul comparto della Vigilanza privata.
L'Univ, presente all'incontro con il Presidente Petrone e con il Vice Presidente Vicario Di Gangi, esprime positive valutazioni sull'esordio dei lavori, che hanno accolto le tesi sostenute e presentate dalla Unione.
Importante la condivisione dell'esigenza di configurare la particolarità del Settore, in modo che la sua attività sia correttamente inquadrata, anche in riferimento alle valutazioni europee ed alle conseguenti determinazioni sui futuri assetti.
Apprezzabile e condivisa la riaffermazione esplicita dell'organicità del Comparto al Sistema della Sicurezza Partecipata espressa dal Vice Ministro Minniti.
Aggiornamento operativo al 18 settembre con all'OdG una rivisitazione organica per consentire al Governo, in accordo con le Parti sociali, di varare provvedimenti legislativi efficaci, moderni e duraturi, nonchè di adottare i provvedimenti amministrativi necessari ad affrontare le questioni indifferibili, dalle Tariffe di legalità all'Organizzazione delle Centrali operative.
 
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Avviato il confronto tra il Sistema Bancario e Federsicurezza
Roma 01/06/2006
Lo scorso 31 maggio è stato avviato il confronto tra Federsicurezza ed il Sistema Bancario.
Alla riunione, convocata dall’ABI e presieduta dal Dott. Marco Iaconis, Direttore della rivista Bancaforte e Responsabile ABI del Settore Tecnologie e Sicurezza, hanno preso parte, oltre a numerosi Rappresentanti di Istituti di Credito, in qualità di membri del “Gruppo di Studio Tecnico per la Sicurezza” dell’Associazione Bancaria Italiana, il Presidente di Federsicurezza Avv. Luigi Gabriele, il Vice Presidente Vicario di Federsicurezza Avv. Claudio Moro (Presidente Assvigilanza), il Vice Presidente di Federsicurezza Dott. Pier Giulio Petrone (Presidente Univ) ed i Componenti del Consiglio Generale di Federsicurezza Dott. Salvatore Di Gangi (Gruppo Sipro), Dott. Raffaele Maddalone (Presidente Assovalori) e Dott. Lorenzo Manca (Gruppo Sicuritalia).
Nel corso dell’incontro la delegazione di Federsicurezza ha illustrato le problematiche più critiche nell’attuale rapporto Banche / Istituti di vigilanza, soffermandosi, in particolare, ad illustrare:
1) Proposte per uscire positivamente dalle attuali apparenti aporie, costituite dai costi crescenti a carico degli Istituti di Vigilanza per personale, mezzi e tecnologie, dalle esigenze e dagli standard bancari in costante sviluppo, dalla progressiva riduzione, oltre i limiti delle diseconomie, dei margini di redditività per gli Istituti;
2) Ipotesi di ridisegno delle politiche della sicurezza bancaria, fondate su una nuova filosofia di investimenti, pianificazione e ripartizione dei costi, anche mediante innovative economie di scala.
Al termine del meeting, si è ritenuto di costituire un " Tavolo Tecnico Politico " per analizzare congiuntamente, in chiave strategica, le complesse problematiche e predisporre un progetto generale e condiviso. Si è quindi designato un " Gruppo di Lavoro " - composto da Rappresentanti Federsicurezza (che, già settorialmente riunitisi, stanno elaborando specifiche schede tematiche) e Rappresentanti ABI - che inizierà a breve il proprio percorso e del quale si darà tempestiva informazione attraverso questo sito.
 
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Giunti in porto il Decreto sull'Organizzazione del Lavoro, il rinnovo del Contratto della Vigilanza Privata e l'ingresso di Federsicurezza in Co.ESS, la Confederazione Europea dei Servizi di Sicurezza
Roma 05/05/2006
Negli ultimi giorni di aprile è stato promulgato il Decreto Interministeriale che prevede la deroga alla legge 66 relativa all'Organizzazione dell'orario di lavoro per una serie di essenziali attività svolte dagli Istituti di Vigilanza Privata.
Questo importante risultato, ottenuto anche grazie all'impegno di Federsicurezza, ha permesso, come immediata conseguenza, la conclusione della lunga trattativa per il rinnovo del CCNL, che è stato siglato lo scorso 2 maggio.
Nello stesso periodo, Federsicurezza è entrata a far parte, come componente per l'Italia, della CoESS - Confederation of European Security Services (www.coess.org), l'Organizzazione Europea di Rappresentanza del Settore della Sicurezza Privata.
 
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Aprile porta due buone notizie per la vigilanza privata:
1. La Commissione UE conferma la proposta di direttiva sui servizi, già approvata a febbraio dal Parlamento Europeo, che esclude il settore dalla liberalizzazione.
2. I Ministri Pisanu (Interno) e Maroni (Welfare) hanno firmato il decreto interministeriale in materia di organizzazione dell'orario di lavoro per gli Istituti di Vigilanza Privata.
Roma 1/4/2006
1. Gli uffici di Bruxelles della Confcommercio ci hanno comunicato ieri per le vie brevi che la nuova versione della proposta di direttiva sulla liberalizzazione dei servizi (Bolkestein), presentata il 4 aprile scorso dalla Commissione UE, non comprende i servizi di sicurezza tra i servizi liberalizzati.
A maggiore approfondimento della notizia, si riporta di seguito un estratto dell'articolo apparso oggi 5 aprile sulla prima pagina del Sole 24 Ore con il titolo "Servizi, via libera di Bruxelles alla deregulation"
"..............................Sono esclusi dalla liberalizzazione........................... Le agenzie di lavoro interinale e i servizi di sicurezza: per entrambi il parlamento premeva per una graduale armonizzazione invece la Commissione propone che ogni Paese si regoli come preferisce.
"2. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha diffuso oggi il comunicato stampa che segue:"Il Ministro del Welfare Roberto Maroni ha firmato il decreto ministeriale in materia di organizzazione dell'orario di lavoro per gli Istituti di Vigilanza privata, adottato in applicazione al Decreto Legislativo 66/2003, art.2, comma 2.
"Si tratta del decreto interministeriale, già recentemente firmato dal Ministero dell'Interno Pisanu, che nel merito conferma le tesi promosse da Federsicurezza, che resta ora impegnata al celere superamento delle residue difficoltà procedurali, principalmente connesse all'imprescindibiltà del concerto con i Ministeri dell'Economia, della Salute e della Funzione Pubblica.
Tale decreto costituisce il raggiungimento di un obiettivo, più che straordinariamente importante, vitale per gli Istituti rappresentati, ottenuto grazie alla continua, efficace e professionale opera di relazione, approfondimento ed interlocuzione politica svolta dal vertice e dalla struttura della Federazione, in rappresentanza di Assvigilanza ed Univ, sistematicamente coadiuvata ai massimi livelli tecnici e politici dalla qualificata assistenza di Confcommercio.
 
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Modificata la proposta originale sulla liberalizzazione dei servizi commerciali tra i 25 paesi dell'UnioneUE,
passa compromesso sulla direttiva Bolkestein
STRASBURGO, 16 Febbraio 2006
La direttiva sulla liberalizzazione dei servizi commerciali nei 24 Paesi dell’Ue è stata approvata dal Parlamento europeo. Dopo il compromesso raggiunto tra Ppe e Pse, i deputati hanno stabilito che le leggi che il prestatore dei servizi dovrà rispettare sono quelle del Paese dove opera e non dello Stato di origine dell’azienda, come prevedeva il testo proposto dall’ex commissario Frits Bolkestein.
Passa dunque con sensibili modifiche il testo proposto dall'ex commissario Frits Bolkestein, da cui la direttiva prende il nome, secondo cui valeva invece il principio dell'origine. Il testo verrà ora sottoposto all'esame del Consiglio europeo per poi tornare al vaglio dell'assemblea di Strasburgo. In caso di mancato accordo tra le due istituzioni europee si procederà alla conciliazione. Dopo una battaglia procedurale, l'emendamento raccoglie il compromesso per eliminare dal provvedimento Bolkestein il riferimento al principio del paese d'origine e che al tempo stesso prevede che i paesi possano imporre limitazioni alla libera prestazione dei servizi per motivi di ordine pubblico, sicurezza e salute pubblica.
E' passata quindi l'ultima formulazione messa a punto dai due principali gruppi, che non fa riferimento alla politica sociale e alla protezione dei consumatori.
Grande soddisfazione è stata espressa dai gruppi contrari all'approvazione della direttiva nella sua forma originale. "Abbiamo completamente ribaltato la direttiva Bolkestein - ha detto nella sua relazione finale, poco prima del voto, la socialdemocratica tedesca Evelyne Gebhardt - e l'abbiamo fatto in un'ottica sociale in favore dei Paesi membri".
 
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INFERNO VIGILANTES
FEDERSICUREZZA REPLICA ALL'ESPRESSO
Desidererei, come presidente di Federsicurezza - Confcommercio, la federazione che rappresenta la maggioranza degli Istituti di vigilanza privata italiani, intervenire sull'articolo "Inferno vigilantes" ("L'espresso" n. 22) che non rende giustizia al settore. Le Associazioni che costituiscono Federsicurezza (cioè Assvigilanza, Univ e Assovalori) così come Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, in quanto firmatarie del CCNL, rappresentano il comparto e sono in grado di parlarne con cognizione di causa mentre non si può dire altrettanto del Savip, e le affermazioni del suo Segretario, Del Vicario, sulla "leggerezza nel reclutamento, leggerezza nel rispetto delle norme di sicurezza, leggerezza o assoluta mancanza di controllo di questure e prefetture" ci sembrano strumentali enunciazioni. Nel settore ci sarà qualche disfunzione, ma molto difficilmente, assicuro, può sfuggire al controllo incrociato, capillare, professionale ed attento degli organi di vigilanza del Ministero dell'Interno (Prefetture e Questure) e del Welfare (Direzioni ed Ispettorati territoriali del lavoro): appare perciò inverosimile l'affermazione del segretario dell'Afp, Aliquò, che ci siano "controlli oggi inesistenti perché affidati a non più di 300 persone in tutta Italia". Parimenti gratuita e priva di fondamento risulta la valutazione sul disegno di legge relativo alla "vigilanza sussidiaria", che viene definito dal dott. Aliquò "una legge che ripristina il corpo dei bravi..."; si tratta invece di un testo, elaborato con la competente e convinta collaborazione di tutte le parti coinvolte, in primis il Ministero dell'Interno, che ha registrato ampio consenso politico e parlamentare e che punta finalmente a riordinare e riformare un complesso normativo che risale agli anni '30.
Avv. Luigi Gabriele, presidente di Federsicurezza - Confcommercio
 
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FEDERSICUREZZA-FIPE
Accordo per la vigilanza all'interno e all'esterno delle discoteche
Raggiunta un’intesa, tutta interna a Confcommercio, fra il sindacato degli imprenditori dei locali da ballo e la federazione dei vigilanti per far fronte ai casi di violenza che, seppur rari, si sono verificati negli ultimi tempi all’esterno dei locali notturni.
Il Silb aderente a Fipe già da tempo reclamava la necessità laddove si riteneva opportuno di impiegare “addetti alla sicurezza” facendo ricorso esclusivamente a figure riconosciute dall’ordinamento giuridico, quali le guardi giurate opportunamente formate e aggiornate e dipendenti da istituti di vigilanza o dagli stessi proprietari.
Alla firma si è arrivati questo pomeriggio al termine di una tavola rotonda organizzata presso Palazzo Valdina, a Roma, dal titolo “Sicurezza nei locali di intrattenimento danzante, normativa attuale e prospettive future” a cui hanno partecipato il sottosegretario agli Interni, on. Alfredo Mantovano e i massimi rappresentanti del settore.
Da molto tempo il Silb-Fipe aveva sollecitato la presentazione di proposte di legge per disciplinare una tematica così delicata e di grande impatto per il pubblico, ma a tutt’oggi nessuna delle proposte ha mai completato l’iter parlamentare.
Roma 25 maggio 2005
 
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INCONTRO AL MINISTERO DELL’INTERNO
Roma 24 maggio 2005

A seguito di una richiesta, denominata avviso comune, formulata il 5 aprile scorso dalle parti stipulanti il CCNL di settore per discutere delle problematiche del settore della vigilanza privata e specificatamente su "definizione e servizi, tariffe e regolamento di servizio nazionale", il Ministero dell’Interno ha convocato le parti per il giorno 27 maggio presso l’Ufficio Coordinamento e Pianificazione Forze di Polizia del Ministero stesso.

 
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CONFCOMMERCIO: NASCE FEDERSICUREZZA, IL NUOVO “POLO” DELLA VIGILANZA PRIVATA CON OLTRE 20.000 ADDETTI
E’ nata Federsicurezza, la Federazione della Vigilanza e Sicurezza Privata, nuova federazione di settore che riunisce Assvigilanza ed Univ, già aderenti a Confcommercio. Federsicurezza, che rappresenta circa 200 imprese e oltre 20.000 addetti, pari a oltre il 50% degli operatori del settore, diventa così il principale “polo” di rappresentanza della sicurezza privata in Italia.

Presidente di Federsicurezza – Confcommercio è stato eletto l’Avv. Luigi Gabriele, già Segretario Generale di Univ, che ha dichiarato: “ La vigilanza privata è rappresentata in Confcommercio già da venti anni, e questo fa di Confcommercio la “casa” ideale dove confluire per riunire le forze. La nascita di una Federazione di settore costituisce un importante passo per garantire una migliore visibilità ed una più incisiva autorevolezza ad un settore - nel quale purtroppo proliferano in maniera spontaneistica e velleitaria pseudo- associazioni di dubbia rappresentatività - che ha bisogno di far sentire forte e chiara la sua voce per gli importanti impegni che deve affrontare”.

“Fra questi impegni sono prioritari – sottolinea il neopresidente di Federsicurezza – Confcommercio - il rinnovo del contratto di lavoro ed il disegno di legge per la definizione di una complessa questione quale quella dello “stato giuridico” delle Guardie particolari giurate.”

“ Ed è proprio la situazione che si è creata in questi giorni sulla riforma del settore a preoccuparci: quando ormai dopo tre legislature il provvedimento era in dirittura d’arrivo si è registrata una battuta d’arresto per la recentissima vicenda che ha portato alla rinuncia alla delega su questa materia da parte del Sottosegretario Alfredo Mantovano e ad un rinvio della calendarizzazione del provvedimento in Commissione Affari Costituzionali della Camera. L’invito - conclude Gabriele - che la nostra Federazione rivolge alle forze politiche e alle istituzioni è quello di non interrompere l’iter del provvedimento e di considerare Federsicurezza un interlocutore sempre disponibile al confronto”.

 
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1° DECENNALE - Comunicato ANSA-
AGENZIA ANSA 11 maggio 2004 ore 14:21
SICUREZZA: VIGILANZA PRIVATA, PRONTI INTERVENIRE MA CON REGOLE MANTOVANO, NO A CRITERI ECONOMISTICI IN GESTIONE SICUREZZA

(ANSA).. ROMA, 11 MAG - Garantire la sicurezza di una abitazione o di un'attività commerciale, di un bene pubblico e privato o di un cittadino, non puoi essere compito affidato alle forze dell'ordine, già impegnate ad un superlavoro dopo 1'11 settembre, Questa "sicurezza sussidiaria" spetta dunque ai privati: visto però che non si tratta di un settore che può essere lasciato nella mani e alla mercè del mercato, servono regole "chiare e trasparenti", che lo regolino e lo razionalizzino, e interventi economico-finanziari che lo aiutino a garantire "qualità e professionalità". l'occasione per fare Il punto su quello che potrebbe nei prossimi anni diventare uno dei business più redditizi, è stata offerta dal convegno dell'Unione degli Istituti di vigilanza privata (Univ) riuniti a Roma per il decennale della fondazione dell'associazione e al quale hanno partecipato, tra gli altri, il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano e il presidente di Confcommercio Sergio Billè. AI governo e al Parlamento l'Univ (le guardie private sono circa 40mila) ha chiesto l’approvazione in tempi rapidi della legge di riordino del settore proprio per evitare che in un comparto così delicato possano agire soggetti privi di professionalità. "La vigilanza privata può crescere e avere un ruolo significativo ed importante - ha detto il presidente dell'Univ Pier Giulio Petrone – Ma soltanto se messa in campo da operatori preparati, con uomini e mezzi qualificati ed idonei, diventa in modo naturale un supporto operativo ed importante per le forze dell'ordine. Sono orecchie, occhi, braccia che si aggiungono agli enti pubblici e privati per dare delle risposte ai cittadini" Per confrontarsi, però, la vigilanza chiede "rispetto delle regole e di corrispettivi frutto non solo di leggi, spesso selvagge del mercato, ma sui costi reali di un servizio di qualità”. "Oggi si chiede molto di più dal punto di vista della sicurezza - ha detto Mantovano - E' quindi necessario razionalizzare le forze in campo e la vigilanza privata assume un ruolo particolare". Resta il fatto che "la sicurezza non può essere certo gestita con criteri economicistici ma servono regole chiare e trasparenti" ha proseguito il sottosegretario auspicando entro la fine della legislatura l'approvazione dalla legge "che il settore aspetta da decenni". "La vigilanza privata - ha aggiunto Billè - rappresenta una delle grandi risorse ancora inesplorate, capace di creare occupazione e ricchezza". Ma un ruolo preminente della vigilanza nella sicurezza sussidiaria, ha concluso il presidente di Confcommercio, rappresenterebbe un ulteriore tassello nella lotta alla criminalità e, soprattutto, "nessun tabaccaio, gioielliere, benzinaio o barista sarebbe più esposto al dramma di tenere sotto il bancone una pistola". (ANSA).

 
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CODICE DELLE COMUNICAZIONI ELETTRONICHE
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 214 del 15 settembre 2003 -Supplemento Ordinario n. 150- è stato pubblicato il D.L. 1 agosto 2003, n. 259 che regolamenta, tra l'altro, la materia delle radiocomunicazioni e l'uso delle frequenze radio. Il Decreto Legislativo è visibile e stampabile cliccando qua sotto sul link Codice delle comunicazioni elettroniche
 
Codice delle comunicazioni elettroniche




PROTOCOLLO D'INTESA TRA MINISTERO DELLA DIFESA E UNIV
Il 13 marzo scorso presso il salone delle riunioni dell'Istituto di Vigilanza SIPRO in Roma, è stato sottoscritto un protocollo d'intesa tra il Ministero della Difesa-Direzione Generale Levadife e l'UNIV. Il protocollo è finalizzato all'avviamento al lavoro nel comparto della Vigilanza privata dei cittadini italiani che l'asciano l'Esercito dopo aver espletato servizio volontario nelle forme attualmente previste dell'ordinamento. Si è trattato di un momento particolarmente qualificante, per i contenuti sociali, dell'attività dell'UNIV. Hanno posto la firma il Sottosegretario di Stato On. Salvatore Cicu per il Ministero della Difesa e il Presidente dell'UNIV Dott. Pier Giulio Petrone. Hanno presenziato alla firma alti gradi dell'Esercito, dei Carabinieri, della Marina e dell'Aeronautica, nonchè i responsabili del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno, della Questura di Roma e numerose personalità e rappresentanti degli Istituti di Vigilanza.
 
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