Si definisce facility management l'attività di gestione di edifici, impianti e processi che esulano dal core business di un'impresa o dalle finalità di un ente pubblico. Tra queste funzioni si annovera anche la sicurezza, nella sua accezione più ampia di safety ma oggi anche di security, come da tempo richiede la committenza. Le due funzioni tuttavia differiscono profondamente per tipologia di rischio, e dunque competenze di chi è deputato a prevenirlo.
Di questo ad altro si è parlato il 27 marzo a Roma presso le Scuderie di Palazzo Altieri al convegno "Il Facility Management in Italia – innovazione e nuove frontiere del mercato pubblico e privato" organizzato da OSSIF con Terotec e securindex. Il Vicepresidente di UNIV Avvocato Alberto Ziliani è intervenuto nella tavola rotonda “Security, sostenibilità e facility management: l'integrazione obbligata”, enucleando proprio le differenze che insistono tra safety (protezione da incidenti, danni o pericoli causati da situazioni accidentali o naturali) e security (protezione contro minacce intenzionali o danni causati da azioni deliberate, come crimini o attacchi).
"Sebbene la committenza richieda ormai servizi omnibus e le imprese di vigilanza privata si siano da tempo attrezzate per rispondere a questa richiesta di integrazione tra servizi di safety e di security, anche con centrali operative che gestiscono entrambe le tipologie di allarme, è bene ricordare che si tratta di servizi distinti e che richiedono competenze, formazione e retribuzione diverse" - ha specificato Ziliani. "Non si può dunque chiedere security e pagarla come safety con possibili distorsioni sul mercato. Il tema della diverse retribuzioni tra guardie giurate e altri operatori, come i fiduciari, si aggiunge peraltro alla scarsa sensibilità - soprattutto da parte della committenza pubblica - ad accogliere i ritocchi tariffari dovuti al rinnovo del CCNL. Bene quindi cercare di soddisfare la clientela, ma con gli opportuni distinguo" .
Il panel ha anche affrontato il tema delle innovazioni che stanno trasformando il settore, e segnatamente dell'intelligenza artificiale: "si tratta di una tecnologia senza dubbio disruptive e che porta interessanti benefici in termini di qualità, ottimizzazione ed efficienza dei servizi che i nostri operatori possono offrire - ha dichiarato Ziliani - ma non possiamo ignorare le possibili implicazioni, soprattutto in termini occupazionali, che la stessa potrebbe portare in un settore labour intensive. Un tema che affrontiamo anche a livello europeo come UNIV, unico corpo intermedio che siede oggi nel Board of Directors di CoESS"